C’è una scatola, da qualche parte in casa nostra, che contiene più storia di quanta ne stia in metà delle stanze che la circondano. Non è su una mensola. Non ha una luce puntata sopra. Sta chiusa in un cassetto, sopra un armadio, in un angolo che nessun ospite indovinerebbe mai. Dentro c’è una parte della nostra collezione di carte Pokémon: un Bulbasaur di Expedition, regalo di un amico, regalo di un amico conosciuto per caso attorno a un tavolo di Magic, anni fa. C’è un Magneton disegnato da Kanda, che aspetta ancora di partire per il grading. Nessuno dei due ha mai avuto una cornice.
Per molti di noi è così, e per motivi molto meno romantici di quanto si pensi: manca semplicemente lo spazio. Una casa non è pensata per esporre carte Pokémon da collezione, ed è più facile trovare un cassetto libero che una parete. Ma la ragione pratica, col tempo, si mescola a qualcos’altro che è più difficile da dire ad alta voce.

Il paradosso di custodire qualcosa che non guarda nessuno
Passiamo ore a scegliere il toploader giusto, la sleeve giusta, la temperatura giusta della stanza. Trattiamo un pezzo di cartone plastificato con una cura che riserviamo a poche altre cose nella vita. E poi lo richiudiamo, al buio, dove resterà per mesi, a volte per anni, senza che un solo paio di occhi diversi dai nostri lo veda mai.
Non è contraddizione, anche se sembra. È che il valore di quella carta non è mai stato nel farla vedere. È nel sapere che c’è, esattamente come l’abbiamo lasciata, ogni volta che apriamo quel cassetto e per un secondo ritroviamo chi eravamo quando l’abbiamo presa in mano la prima volta.
Una collezione che parla solo ai collezionisti Pokémon
Chi non colleziona fatica a capirlo, e va bene così. Una carta chiusa in una scatola sembra, da fuori, un investimento fermo, un pezzo di plastica che non produce niente, nemmeno uno sguardo. Ma per chi l’ha scelta, quella carta è un punto fermo in una vita che cambia continuamente intorno. Case che si lasciano, lavori che finiscono, amicizie che si allontanano. La scatola resta uguale, e dentro resta uguale anche il ragazzo che l’ha aperta la prima volta.
Lo vediamo continuamente parlando con altri collezionisti Pokémon: chi ha una collezione vera, quella che conta davvero, quasi mai la mostra ai social. La mostra a se stesso, quando ne ha bisogno.
Trent’anni dopo, la collezione di carte Pokémon è ancora nel cassetto
Noi due ci conosciamo da quando avevamo quattordici anni, e la nostra collezione Pokémon più vera, quella che conta, non è mai stata in vetrina. È passata da una casa all’altra, da una scatola di scarpe a una scatola pensata per carte gradate, sempre un po’ fuori vista, sempre un po’ solo nostra. Forse è proprio per questo che dopo trent’anni ci siamo ancora dentro fino al collo: perché nessuno ce l’ha mai chiesto di mostrarla, e proprio per questo non abbiamo mai smesso di guardarla noi.
Una collezione non ha bisogno di essere vista per esistere davvero. Ha solo bisogno di qualcuno che, ogni tanto, apra quel cassetto e si ricordi perché ha iniziato.
Chi siamo
Federico & Alessandro
SealedVault.it
Si conoscono da quando avevano 14 anni. Si sono incontrati attorno a un tavolo di Dungeons & Dragons e Magic: The Gathering e da allora la passione per i giochi non li ha mai abbandonati. Cresciuti con Pokémon sul Game Boy, hanno vissuto dall’interno ogni fase di questo mondo: le partite, gli scambi, il gioco competitivo, il collezionismo. Oggi il loro focus è su carte gradate e box sealed, con la competenza di chi conosce questa passione da trent’anni. SealedVault.it è il posto dove condividono quello sguardo.
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