PSA vs CGC nel 2026: quando ha senso scegliere il concorrente

PSA vs CGC è uno dei confronti più frequenti tra chi vuole far gradare le proprie carte Pokémon. In questa guida analizziamo punti di forza, limiti e quando può avere senso valutare anche AIGrading.

Nota preliminare: questo articolo non è sponsorizzato da nessuna delle case di grading menzionate. Nessun accordo commerciale, nessun codice promozionale, nessun compenso. Le posizioni che leggete sono le nostre, punto.

Nel cluster grading di SealedVault abbiamo già pubblicato un confronto a tre tra PSA, BGS e CGC. Questo pezzo ha un angolo diverso: PSA contro CGC in modo diretto, con una posizione editoriale esplicita, e con uno spazio per una realtà italiana che nel confronto a tre non entrava ma che merita attenzione.

Il confronto PSA vs CGC è quindi meno scontato di quanto sembri e richiede di considerare anche il contesto del mercato italiano.

Il punto di partenza è una cosa che molti collezionisti italiani ancora non sanno o tendono a trascurare: PSA e Beckett non sono concorrenti nel senso pieno del termine. Dal dicembre 2025 appartengono entrambe al gruppo Collectors, che controlla anche SGC. CGC è rimasta l’unica casa di grading di peso davvero indipendente nel panorama internazionale, con un’indagine antitrust ancora in corso sul gruppo Collectors che detiene circa l’ottanta percento del mercato globale. Questo non significa automaticamente che CGC sia la scelta giusta: significa che il quadro competitivo è meno articolato di quanto sembri.

PSA vs CGC
Quale scegli?

PSA nel 2026: il riferimento per liquidità, con un problema noto

Per capire davvero PSA vs CGC, conviene analizzare separatamente punti di forza e limiti delle due società.

PSA rimane la scelta più logica per chi vuole vendere sul mercato italiano. La liquidità degli slab PSA su Cardmarket e nelle aste PWCC è strutturalmente superiore a qualsiasi alternativa: più acquirenti riconoscono il marchio, più è facile trovare un prezzo di riferimento, più la transazione è rapida. Per chi colleziona con l’intenzione di poter cedere le carte in futuro, questo dato pesa.

Il problema documentato di PSA, e su questo la community è abbastanza allineata, riguarda la coerenza dei voti. PSA ha moltiplicato i volumi di gradazione in modo drastico negli ultimi anni, soprattutto durante il boom del 2020-2021 e nei suoi strascichi. Quando il numero di carte da valutare cresce a quel ritmo, la componente umana del processo diventa il punto debole: grader diversi, turni diversi, standard che variano anche su carte simili. Non è un’ipotesi teorica: ci sono casi documentati di carte praticamente identiche che tornano con voti diversi nello stesso periodo. PSA lo sa, e ci convive.

A febbraio 2026 PSA ha alzato i prezzi su quasi tutti i tier, e a giugno 2026 ha sospeso i livelli di servizio più economici. Mandare una carta a PSA dall’Italia oggi significa mettere in conto tra spedizione, dogana e costo del servizio una cifra che raramente scende sotto i cinquanta euro per carta. Su carte con un differenziale PSA 9 / PSA 10 ridotto, come abbiamo discusso nel pezzo sul valore reale del PSA 10, l’operazione non regge economicamente.

CGC: indipendente, ma non abbastanza avanti

CGC ha una posizione strutturale interessante: è l’unica alternativa indipendente rimasta dopo che il gruppo Collectors ha consolidato il mercato. Ha un sistema di sotto-voti trasparente paragonabile a quello di Beckett, costi che almeno fino a recente erano competitivi rispetto a PSA, e una presenza crescente nel mercato europeo.

La posizione nostra su CGC è netta: non ci fa impazzire. Non perché sia un servizio scadente, ma perché non offre un vantaggio reale rispetto a PSA che giustifichi lo svantaggio della liquidità inferiore sul mercato italiano. Un CGC 10 su Pokémon vale strutturalmente meno di un PSA 10 della stessa carta sul mercato secondario italiano, e questo gap non è compensato da nulla di concreto per chi colleziona pensando anche alla possibilità di vendere. L’indipendenza dal gruppo Collectors è un dato politicamente rilevante, ma non sposta i prezzi su Cardmarket.

CGC ha senso in uno scenario preciso: collezione personale, nessuna intenzione di vendere nel breve, e un’attenzione ai sotto-voti che per te vale più della liquidità. In quel caso il sistema CGC è tecnicamente solido e il costo è giustificabile. Per tutto il resto, il ragionamento sulla liquidità torna sempre a favore di PSA.

AIGrading: l’alternativa italiana che vale la pena conoscere

AIGrading è una casa di grading italiana, con sede a Milano, che opera da anni nel mercato dei collezionabili. Non siamo sponsorizzati, non abbiamo accordi con loro, e quello che segue è una valutazione basata su quello che il loro servizio offre pubblicamente e su quello che troviamo interessante come approccio.

Il posizionamento tecnologico di AIGrading merita una precisazione che spesso viene fraintesa: non è un sistema dove un algoritmo assegna il voto al posto di un grader umano. I grader valutano le carte con il supporto di un algoritmo proprietario che li assiste nella misurazione del centramento e nell’analisi dei parametri oggettivi. È AI-assisted, non AI-graded. La distinzione è importante perché il problema della variabilità umana che affligge PSA sui grandi volumi non viene eliminato, ma viene ridotto: l’algoritmo introduce un riferimento oggettivo che limita la discrezionalità del singolo grader sui parametri misurabili.

Il sistema di voto è più granulare di PSA: scala da 1 a 10 con mezzi voti, sotto-voti su superficie fronte e retro, angoli, bordi e centramento disponibili nel tier Smart a 22 euro per carta. Il tier base costa 20 euro. Dall’Italia, senza dogana e con spedizione domestica, il costo totale per carta è sensibilmente inferiore a quello di un invio PSA. Per chi vuole mandare a gradare carte di valore medio, carte per collezione personale o volumi più consistenti, la differenza economica è concreta.

Altri elementi che troviamo genuinamente interessanti: l’etichetta NFC brevettata che porta un certificato digitale in blockchain, il sistema di trasferimento proprietà via app per chi vende carte gradate, e l’integrazione con eBay per la creazione di annunci diretti. Sono funzionalità che PSA non ha e che CGC non ha. Non spostano il problema della liquidità, ma per chi costruisce una collezione in Italia con l’intenzione di gestirla anche digitalmente, rappresentano un ecosistema più moderno.

Il limite che non va ignorato

Il problema aperto di AIGrading è uno solo, ma è strutturale: la liquidità degli slab sul mercato secondario italiano è ancora tutta da costruire. Un PSA 10 su Cardmarket ha migliaia di potenziali acquirenti che ne riconoscono il valore senza spiegazioni aggiuntive. Uno slab AIGrading, per quanto tecnicamente solido e con certificazione blockchain, richiede ancora un lavoro di educazione del mercato che non è ancora avvenuto. Se compri una carta, la mandi a gradare da AIGrading, e poi vuoi venderla, hai meno acquirenti disponibili e probabilmente meno potere contrattuale sul prezzo rispetto a uno slab PSA.

Questo non è un difetto del servizio: è una questione di adozione. BGS aveva lo stesso problema per anni sul mercato italiano rispetto a PSA, e in parte ce l’ha ancora. AIGrading è più giovane e più locale, e il percorso è più lungo. La domanda è se il vantaggio logistico ed economico di gradare in Italia compensa il potenziale svantaggio sulla rivendita. Per carte da collezione personale la risposta può essere sì. Per carte che compri con l’intenzione di rivendere nel breve, PSA resta la scelta più sicura.

PSA vs CGC: come scegliere nel 2026

Arrivati a questo punto, il confronto PSA vs CGC è più semplice da valutare.

La logica che usiamo è semplice. PSA per tutto quello che ha valore di mercato documentato e che potrebbe essere ceduto: carte vintage, chase card moderne con population bassa, qualsiasi cosa per cui la liquidità dello slab pesa sulla valutazione finale. Il costo è più alto, la variabilità umana è un problema reale, ma il mercato italiano capisce PSA meglio di qualsiasi alternativa.

AIGrading per carte di valore medio-alto che tieni in collezione, per volumi più consistenti dove il risparmio sui costi si accumula, e per chi vuole esplorare un ecosistema digitale più avanzato senza pagare il premium PSA su ogni carta. Il rischio liquidità esiste e va messo in conto, ma per collezione personale è un rischio gestibile.

CGC per uno scenario molto specifico: sei un collezionista che non vende, vuoi sotto-voti trasparenti, e l’indipendenza dal gruppo Collectors ha per te un valore che PSA non può offrire. Al di fuori di questo scenario, il ragionamento sulla liquidità sul mercato italiano torna sempre a sfavore di CGC rispetto a PSA.

Il panorama del grading nel 2026 è più articolato di quanto fosse tre anni fa, e non tutte le novità vengono dall’America. Vale la pena tenerlo presente.

In definitiva, PSA vs CGC non ha un vincitore assoluto: la scelta dipende dagli obiettivi del collezionista e dal tipo di carte da gradare.

Per un confronto tecnico completo tra i sistemi di voto e i sotto-voti di PSA e Beckett, leggi il nostro approfondimento su Beckett vs PSA: il confronto definitivo.

Chi siamo

Federico & Alessandro

SealedVault.it

Si conoscono da quando avevano 14 anni. Si sono incontrati attorno a un tavolo di Dungeons & Dragons e Magic: The Gathering e da allora la passione per i giochi non li ha mai abbandonati. Cresciuti con Pokémon sul Game Boy, hanno vissuto dall’interno ogni fase di questo mondo: le partite, gli scambi, il gioco competitivo, il collezionismo. Oggi il loro focus è su carte gradate e box sealed, con la competenza di chi conosce questa passione da trent’anni. SealedVault.it è il posto dove condividono quello sguardo.

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