Tomokazu Komiya: il primitivista che ha cambiato il linguaggio visivo del GCC

Tomokazu Komiya è uno degli illustratori più riconoscibili della storia del GCC Pokémon. Ho una carta di Komiya che non venderò mai. Un Bulbasaur dell’Expedition, set del 2002, numero 95 su 165. Me l’ha regalata un amico, uno che abbiamo conosciuto grazie a Magic, in uno di quei periodi in cui le carte Pokémon erano ancora oggetti che si passavano di mano senza pensarci troppo, prima che il mercato decidesse di prenderle sul serio.

Guardandola oggi, quella carta dice già tutto quello che Komiya è diventato: il sole esploso in raggi arancioni e gialli che non seguono nessuna logica naturalistica, il Bulbasaur con quella postura leggermente goffa e al tempo stesso fierissima, i colori che non cercano il realismo e non se ne scusano. Era il 2002 e lui stava già facendo quella cosa lì, in un momento in cui quasi nessuno ci faceva caso.

Tomokazu Komiya: il primitivista che ha cambiato il linguaggio visivo del GCC

Chi è Tomokazu Komiya

Tomokazu Komiya è nato nel 1973 e lavora per il GCC Pokémon dal Neo Genesis, il primo set della serie Neo, uscito in Giappone nel febbraio del 2000. Più di venticinque anni di carte, oltre 270 illustrazioni pubblicate, una presenza che attraversa ogni era del gioco senza mai piegarsi alle mode estetiche del momento.

La sua formazione è quella di un primitivista dichiarato. Il primitivismo è un movimento artistico che trae ispirazione dall’arte preistorica, tribale e infantile, non come citazione nostalgica ma come scelta consapevole di rifiutare la complessità tecnica in favore di qualcosa di più diretto, più viscerale. Komiya non semplifica per pigrizia: semplifica perché è la sua poetica. Lo ha detto esplicitamente in un’intervista pubblicata nel 2022 in occasione del Pokémon TCG Illustration Contest, dove è stato invitato come voce autorevole sul rapporto tra illustrazione e identità visiva del gioco.

Lo stile che divide

Non tutti amano Tomokazu Komiya, ed è giusto dirlo. Il suo stile è divisivo per definizione: chi cerca realismo, dinamismo e dettaglio trova nelle sue illustrazioni qualcosa di insoddisfacente, quasi abbozzato. Chi capisce cosa sta guardando trova invece un’intensità che poche altre firme del TCG riescono a replicare.

Le forme sono volutamente deformate. I colori sono spesso innaturali, con accostamenti che la maggior parte degli illustratori userebbe con molta più cautela su un soggetto del genere. Le composizioni hanno una logica propria che non deriva dai canoni del design grafico moderno. In questo senso, le sue illustrazioni non invecchiano nel modo in cui invecchiano quelle costruite sui trend: erano fuori moda nel 2002, lo erano nel 2015, lo sono ancora oggi, e proprio per questo continuano a sembrare originali.

Il Gengar della collezione 151, con quel ghigno che sembra dissolversi in un ghirigoro di linee morbide, ne è l’esempio più recente e più discusso. Ma chi conosce il percorso di Komiya sa che quel Gengar non è una sorpresa: è la logica conseguenza di decenni di coerenza stilistica.

La collaborazione con Van Gogh

Nel 2023 Komiya ha contribuito alla collaborazione ufficiale Pokémon x Van Gogh con due illustrazioni, Sunflora ispirata ai Girasoli e Smeargle ispirato all’Autoritratto come pittore. Non è una scelta casuale del team creativo: è la scelta più logica possibile.

Il primitivismo di Komiya ha radici in una tradizione pittorica che Van Gogh frequentava, quella dell’arte naif e dell’influenza dell’ukiyo-e giapponese sulle avanguardie europee di fine Ottocento. Mettere Komiya a dialogare con Van Gogh non è un accostamento commerciale: è un riconoscimento della coerenza intellettuale del suo lavoro, che è più ancorata alla storia dell’arte di quanto il pubblico generalista del TCG tenda a percepire.

Le carte più ricercate dai collezionisti

Il mercato ha impiegato tempo ad accorgersi di Tomokazu Komiya, ma quando l’ha fatto lo ha fatto in modo sistematico. Le sue illustrazioni non generano hype episodico: generano una domanda stabile, costruita su collezionisti che cercano il nome sulla firma più che il Pokémon raffigurato.

Le Eevee evolutions, in particolare Jolteon e Vaporeon, sono tra le sue carte più cercate proprio per questo motivo: Eevee è uno dei Pokémon con la fan base più ampia del franchise, e l’interpretazione di Komiya è così lontana da ogni altra versione esistente da diventare un oggetto a sé. Il suo Gengar di 151 ha portato nuova attenzione all’intero corpus, spingendo molti collezionisti a scoprire il lavoro del periodo WotC, quello che io ho in collezione dal 2002, che fino a pochi anni fa passava quasi inosservato.

C’è poi un dettaglio rilevante per chi colleziona con attenzione al lungo periodo: Komiya illustra anche carte di energia e carte Trainer, quelle che nessuno guarda perché non raffigurano Pokémon. Le sue carte energia hanno un’identità visiva riconoscibilissima e una popolazione di collezionisti dedicati ancora piccola rispetto a quella che si occupa delle carte Pokémon. È uno dei pochi angoli del suo lavoro ancora sottovalutati.

Perché è il nostro illustratore preferito

La risposta onesta è che non c’è una sola ragione, ma il Bulbasaur dell’Expedition c’entra molto. Quella carta è arrivata in un momento in cui non sapevo ancora cosa fosse il primitivismo, non sapevo chi fosse Tomokazu Komiya, e non mi importava sapere il valore di mercato di niente. Era bella, era diversa da tutto il resto, e veniva da un amico. È il tipo di carta che ricordi non per quanto vale ma per quando è arrivata.

Trent’anni di Pokémon ci hanno insegnato che le carte che restano sono quasi sempre quelle con una storia attaccata. Il mercato può decidere cosa vale quanto, ma non può decidere cosa ha un significato. Quello lo decidiamo noi, e Tomokazu Komiya, con quel suo stile che non chiede il permesso a nessuno, ci ha aiutato a capirlo più chiaramente di qualsiasi altra firma del franchise.

Se volete iniziare a seguirlo, la porta d’ingresso più economica è ancora il periodo WotC e Neo: carte spesso accessibili, stile già pienamente riconoscibile, e una finestra storica su come il GCC era visivamente prima che la grafica digitale diventasse lo standard assoluto. Conservatele bene fin dall’inizio, in sleeve trasparenti di qualità: un corpus come quello di Komiya si costruisce nel tempo, e le prime carte che trovate sono spesso le più difficili da ritrovare in buone condizioni anni dopo.

Tomokazu Komiya non ha mai cambiato stile per piacere al mercato. Il mercato, alla fine, si è adeguato a lui.

Chi siamo

Federico & Alessandro

SealedVault.it

Si conoscono da quando avevano 14 anni. Si sono incontrati attorno a un tavolo di Dungeons & Dragons e Magic: The Gathering e da allora la passione per i giochi non li ha mai abbandonati. Cresciuti con Pokémon sul Game Boy, hanno vissuto dall’interno ogni fase di questo mondo: le partite, gli scambi, il gioco competitivo, il collezionismo. Oggi il loro focus è su carte gradate e box sealed, con la competenza di chi conosce questa passione da trent’anni. SealedVault.it è il posto dove condividono quello sguardo.

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Se vuoi capire come si inquadra Komiya nel panorama più ampio degli illustratori del franchise, leggi la nostra guida completa agli illustratori Pokémon da conoscere.

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