Ken Sugimori è ancora oggi il punto di riferimento quando si parla degli illustratori Pokémon
Ogni volta che diciamo che il disegno Pokémon di oggi ci convince meno di quello di trent’anni fa, la prima obiezione che ci facciamo da soli è la più onesta: siamo noi che guardiamo quelle carte con gli occhi di quando avevamo dieci anni, o è davvero cambiato qualcosa nella tecnica? La risposta, dopo averci pensato con calma, è entrambe le cose insieme, e proprio per questo vale la pena separarle.

Ken Sugimori e l’acquerello delle origini
Ken Sugimori ha disegnato le prime due generazioni ad acquerello, con un tratto rigido e leggermente ombreggiato che richiama apertamente lo stile di Akira Toriyama di fine anni ottanta. Chi ha visto le scansioni originali ad alta risoluzione lo sa: si vede il pigmento che si spande oltre il contorno, si vedono le imperfezioni del pennello, si vede la mano che ha davvero tracciato quella linea. Dalla terza generazione in avanti Ken Sugimori è passato al digitale, guadagnando definizione muscolare, ombre più marcate, pose più fluide e dinamiche. Tecnicamente è un salto in avanti evidente. Eppure qualcosa in quelle prime tavole ad acquerello resta insostituibile, ed è proprio l’imperfezione visibile: un errore umano che oggi nessun software produce per sbaglio.
Tomokazu Komiya e Shinji Kanda: il volto moderno degli illustratori Pokémon
Qui il discorso si complica, ed è giusto che sia così. Tomokazu Komiya, il mio illustratore preferito, lavora con una rifinitura digitale pulitissima, quasi da prodotto finito su schermo prima ancora di finire in stampa. È tecnicamente ineccepibile, ma è anche il tipo di perfezione che non lascia traccia del processo: non vedi l’errore, non vedi l’esitazione, vedi solo il risultato.
Kanda invece smentisce in parte la tesi del tutto digitale, ed è giusto dirlo con onestà. La sua tecnica su carte come il Magneton SVP EN 159 parte da materiali fisici veri: matite colorate su plastica riscaldata, texture ottenute con fogli di alluminio accartocciati e scansionati. È un ibrido, non un puro digitale da tavoletta grafica. Il problema non è quindi che ogni singolo illustratore moderno abbia abbandonato la materia fisica, ma che la tendenza generale del comparto sia andata verso una resa più levigata, più prevedibile, più pensata per stampare bene su ogni supporto piuttosto che per mostrare il gesto di chi l’ha disegnata.
Come sono cambiati gli illustratori Pokémon
Non credo che il talento sia diminuito. Komiya e Kanda sono illustratori fortissimi, ognuno a modo suo, e non li metterei mai in discussione sul piano tecnico. Quello che secondo me si è perso è la tolleranza verso l’imperfezione come parte del linguaggio visivo. Nell’acquerello di Ken Sugimori l’errore faceva parte dell’opera, oggi viene corretto prima ancora di arrivare in stampa. È un cambio di paradigma più che un calo di livello, e forse è proprio questo che i miei occhi leggono come nostalgia: non rimpiango un disegno migliore, rimpiango un disegno che si permetteva di essere umano davanti a te.
Lo dico anche perché tengo in mano carte vintage rovinate, piegate, ingiallite, legate all’infanzia più che al valore di mercato, e le trovo bellissime lo stesso, forse anche di più proprio per quello che portano addosso. Se protegge pezzi di questo tipo senza volerli mandare a gradare, un foglio nero standard per raccoglitore fa il lavoro giusto: le tiene al sicuro senza pretendere di restituirle come nuove, che poi è esattamente il punto.
La verità che resta
Forse tra trent’anni qualcun altro guarderà le carte digitali di oggi con la stessa nostalgia con cui io guardo l’acquerello di Ken Sugimori. È possibile, e sarebbe anche giusto. Ma finché quella carta esiste solo nella mia collezione e nella mia memoria, la leggo con i miei occhi di adesso, non con quelli neutrali di uno storico dell’arte. E va bene così.
Tomokazu Komiya: il primitivista che ha cambiato il linguaggio visivo del GCC
Chi siamo
Federico & Alessandro
SealedVault.it
Si conoscono da quando avevano 14 anni. Si sono incontrati attorno a un tavolo di Dungeons & Dragons e Magic: The Gathering e da allora la passione per i giochi non li ha mai abbandonati. Cresciuti con Pokémon sul Game Boy, hanno vissuto dall’interno ogni fase di questo mondo: le partite, gli scambi, il gioco competitivo, il collezionismo. Oggi il loro focus è su carte gradate e box sealed, con la competenza di chi conosce questa passione da trent’anni. SealedVault.it è il posto dove condividono quello sguardo.
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